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Allenarsi con il ciclo: quello che i dati dicono, e quello che si inventa Internet

La meta-analisi più citata a favore del “cycle syncing” è quella che lo smonta. Sette studi su 418 verificano davvero in che fase fossero le atlete. Facciamo ordine.

14 agosto 2026 · 9 minuti di lettura

Su Instagram trovi calendari colorati che ti dicono in che settimana «puoi caricare», in quale «devi fare solo yoga» e in quale «il tuo corpo brucia più grassi». Sembrano scientifici. Citano anche degli studi.

Il problema è che lo studio che citano più spesso dice esattamente il contrario. Vale la pena metterci mezz’ora e capire come stanno le cose, perché la conclusione è più liberatoria di quanto immagini.

Il numero da conoscere: −0,06

La meta-analisi di riferimento ha esaminato 78 studi sull’effetto delle fasi del ciclo sulla prestazione. Risultato: nella fase follicolare precoce — cioè durante le mestruazioni — la prestazione risulta leggermente ridotta, con una dimensione dell’effetto di −0,06 e un intervallo di credibilità che va da −0,16 a 0,04.1

L’intervallo attraversa lo zero. In statistica significa: non si vede alcun effetto. E anche prendendo il valore centrale, −0,06 è una frazione di punto percentuale, dentro il rumore di misura di qualunque test fatto in palestra.

Gli autori scrivono, testualmente, che «non si possono formulare linee guida generali sulla prestazione nelle diverse fasi del ciclo; si raccomanda piuttosto un approccio personalizzato». È l’articolo che viene usato per vendere i calendari, e conclude contro i calendari.

Una umbrella review successiva è ancora più diretta: è prematuro concludere che le fluttuazioni ormonali a breve termine influenzino in modo apprezzabile la prestazione acuta o gli adattamenti di forza e ipertrofia all’allenamento.2

Perché su questo non sappiamo quasi niente

Qui arriva la parte che dovrebbe far arrabbiare, e la mettiamo in tre numeri.

Primo. Su 5.261 pubblicazioni di scienza dello sport analizzate fra il 2014 e il 2020, il 66% dei partecipanti erano uomini. Il 31% degli studi era condotto solo su uomini. Il 6% solo su donne.3 E non sta migliorando: un’analisi precedente contava il 39% di partecipanti donne nel 2014, contro il 34% del 2021.4

Secondo. Una revisione ha cercato gli studi sul rischio di infortunio e fase del ciclo che verificassero davvero la fase, con analisi ormonali o test di ovulazione, invece di fidarsi del calendario. Ne ha trovati sette su 418.5

Terzo. Molti studi assumono cicli regolari di 28 giorni, quando la variabilità individuale reale supera i sette giorni, e usano la temperatura basale per identificare l’ovulazione — un metodo inaffidabile.2 Tradotto: buona parte della «ricerca sul ciclo» non sa in che fase fossero le partecipanti.

Perché su questo argomento non sappiamo quasi niente Tre numeri sulla qualità della ricerca, non sull’allenamento 6%degli studi di scienzadello sport è condottosolo su donne7/418gli studi sul ciclo cheverificano la fase conanalisi ormonali−0,06l’effetto della fasesulla prestazione: dentroil rumore di misuraFonti: Cowley 2021 · Dos’Santos 2023 · McNulty 2020
Il terzo numero è quello decisivo: l’intervallo di credibilità attraversa lo zero. Tradotto: non si vede alcun effetto.

Perché lo scriviamo

Non per dire «non si sa niente, quindi fate quello che volete». Per dire una cosa più precisa: chiunque ti presenti un protocollo per fase come «scientifico» sta bluffando, perché la scienza per costruirlo non esiste ancora. E il vuoto non lo riempie un’app: lo riempi tu, guardando come stai.

E il rischio di infortunio?

Anche qui la vulgata sbaglia il segno. Il messaggio popolare è «durante le mestruazioni sei più fragile». I dati non lo dicono.

Una revisione su 21 studi e quasi 69.000 partecipanti indica che la fase luteale è quella meno associata a lesioni del crociato, e trova maggiore lassità articolare in fase ovulatoria.6 Una revisione più recente, limitata agli studi con fase verificata ormonalmente, trova che quattro studi su sette non vedono differenze e due puntano alla fase medio-luteale.5

Le due fonti indicano finestre diverse e si contraddicono, ed entrambe dichiarano evidenza da bassa a molto bassa. La risposta onesta è: non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che la fase mestruale non è quella «pericolosa» che ti raccontano.

La cosa di cui bisognerebbe parlare invece

Mentre discutiamo di calendari, c’è un problema reale, diffuso e di cui non parla nessuno.

Meta-analisi su 13 studi e 4.823 donne, di cui il 91% praticanti CrossFit: il 44,5% riporta incontinenza urinaria, nell’81,2% dei casi da sforzo. Gli esercizi con i salti sono quelli più comunemente associati alle perdite.7 Fra le atlete in generale, la prevalenza è del 36%, con un rischio più alto rispetto alle donne sedentarie.8

Va detto subito che sono tutti studi trasversali e autoriferiti: non dimostrano che il CrossFit causi l’incontinenza. Dicono che è comune fra chi lo pratica, e che quasi nessuna ne parla.

E dicono anche cosa fare: l’allenamento dei muscoli del pavimento pelvico riduce significativamente le perdite e aumenta la forza di contrazione.9

Se ti riguarda

Non è una cosa da accettare come «normale dopo un figlio», e la soluzione non è smettere di saltare. Parlane con un fisioterapista specializzato in pavimento pelvico o con il tuo ginecologo: è una cosa che si allena, come tutto il resto. Se ci scrivi possiamo indicarti a chi rivolgerti a Modena, e nel frattempo adattiamo il lavoro in sala senza che tu debba spiegare niente a nessuno.

L’altra cosa seria: mangiare abbastanza

Se il ciclo scompare, non è un segno che ti stai allenando bene. È spesso il segnale di una disponibilità energetica insufficiente — la sindrome che il CIO chiama REDs, e che nel documento di consenso più recente ha un intero strumento di valutazione clinica dedicato.10

Due cose che quasi nessuno dice. La prima: riguarda anche gli uomini. Nella meta-analisi più recente, la prevalenza di bassa disponibilità energetica era del 49,4% negli uomini contro il 44,2% nelle donne.11 La seconda: quelle percentuali vengono in gran parte da questionari di screening, quindi indicano un rischio, non una diagnosi.

Ma il messaggio pratico resta: amenorrea, stanchezza persistente, infortuni ripetuti e raffreddori a catena non sono il prezzo dell’impegno. Sono un segnale.

Cosa facciamo noi, concretamente

  1. Non ti diamo un calendario. Non esiste la scienza per costruirlo.
  2. Se un giorno stai male, si scala. Come per qualunque altra cosa: influenza, notte insonne, settimana pesante al lavoro. Non serve una giustificazione.
  3. Se ti senti bene, si carica. Anche se l’app dice il contrario.
  4. Le cose di cui vale la pena parlare sono il pavimento pelvico e il mangiare abbastanza. Su quelle abbiamo dei dati, e si può fare qualcosa.

Se sei in un’altra fase della vita, l’articolo su menopausa e allenamento parte esattamente da dove finisce questo. E se ti interessa il mito «i pesi mi fanno diventare grossa», abbiamo messo i numeri di 101 studi controllati.

Fonti

Ogni studio citato è linkato: il numero porta alla scheda ufficiale della rivista o al DOI, così puoi controllare tu.

  1. McNulty KL, Elliott-Sale KJ, Dolan E et al. The Effects of Menstrual Cycle Phase on Exercise Performance in Eumenorrheic Women: A Systematic Review and Meta-Analysis. Sports Med. 2020;50(10):1813–1827. DOI
  2. Colenso-Semple LM, D’Souza AC, Elliott-Sale KJ, Phillips SM. Current evidence shows no influence of women’s menstrual cycle phase on acute strength performance or adaptations to resistance exercise training. Front Sports Act Living. 2023;5:1054542. DOI
  3. Cowley ES, Olenick AA, McNulty KL, Ross EZ. “Invisible Sportswomen”: The Sex Data Gap in Sport and Exercise Science Research. Women Sport Phys Act J. 2021;29(2):146–151. DOI
  4. Costello JT, Bieuzen F, Bleakley CM. Where are all the female participants in Sports and Exercise Medicine research? Eur J Sport Sci. 2014;14(8):847–851. DOI
  5. Dos’Santos T, Stebbings GK, Morse C, Shashidharan M, Daniels KAJ, Sanderson A. Effects of the menstrual cycle phase on anterior cruciate ligament neuromuscular and biomechanical injury risk surrogates. PLoS One. 2023;18(1):e0280800. DOI
  6. Herzberg SD, Motu’apuaka ML, Lambert W, Fu R, Brady J, Guise JM. The Effect of Menstrual Cycle and Contraceptives on ACL Injuries and Laxity: A Systematic Review and Meta-analysis. Orthop J Sports Med. 2017;5(7):2325967117718781. DOI
  7. Dominguez-Antuña E, Diz JC, Suárez-Iglesias D, Ayán C. Prevalence of urinary incontinence in female CrossFit athletes: a systematic review with meta-analysis. Int Urogynecol J. 2023;34(3):621–634. DOI
  8. Teixeira RV, Colla C, Sbruzzi G, Mallmann A, Paiva LL. Prevalence of urinary incontinence in female athletes: a systematic review with meta-analysis. Int Urogynecol J. 2018;29(12):1717–1725. DOI
  9. Rodríguez-Longobardo C, López-Torres O, Guadalupe-Grau A, Gómez-Ruano MÁ. Pelvic Floor Muscle Training Interventions in Female Athletes: A Systematic Review and Meta-analysis. Sports Health. 2024;16(5):766–775. DOI
  10. Mountjoy M, Ackerman KE, Bailey DM et al. 2023 International Olympic Committee’s (IOC) consensus statement on Relative Energy Deficiency in Sport (REDs). Br J Sports Med. 2023;57(17):1073–1097. DOI
  11. Gallant TL, Ong LF, Wong L et al. Low Energy Availability and Relative Energy Deficiency in Sport: A Systematic Review and Meta-analysis. Sports Med. 2025;55(2):325–339. DOI
  12. Elliott-Sale KJ, Minahan CL, de Jonge XAKJ et al. Methodological Considerations for Studies in Sport and Exercise Science with Women as Participants. Sports Med. 2021;51(5):843–861. DOI

Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce il parere del medico. L’attività proposta è attività motoria e sportiva: non costituisce trattamento sanitario, terapia o riabilitazione e non sostituisce il parere del medico curante. È richiesto il certificato medico di idoneità all’attività sportiva non agonistica. I risultati sono individuali e variano in base al punto di partenza, alle condizioni di salute e alla costanza nel percorso.

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