Alimentazione
Quante proteine servono davvero (e no: i reni stanno benissimo)
La meta-analisi su 49 studi mette il punto di ottimo a 1,6 g per chilo — il doppio del minimo da sedentari. E la storia dei reni, nei sani, non sta in piedi.
25 agosto 2026 · 9 minuti di lettura

Sulle proteine circolano due leggende uguali e contrarie: «ne servono pochissime, il resto affatica i reni» e «servono tre frullati al giorno o il muscolo se ne va». La letteratura, per fortuna, ha numeri precisi per entrambe. Partiamo dal più importante.
Il numero: 1,6 grammi per chilo
La meta-analisi di riferimento — 49 studi controllati, 1.863 partecipanti — ha misurato quanto l’assunzione proteica amplifica i guadagni di massa e forza in chi si allena coi carichi. Il risultato è una curva che sale e poi si appiattisce: i benefici aggiuntivi si esauriscono in media attorno a 1,6 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno, con il limite superiore dell’intervallo di confidenza a circa 2,2.1
Tradotto in cibo, per una persona di 70 kg: 110–120 g di proteine al giorno. Cioè, in una giornata: uova a colazione, una porzione vera di carne o pesce o legumi a pranzo e a cena, uno yogurt greco. Impegnativo? Un po’. Da polveri e bilancino? No.
Il famoso «0,8 g/kg» che si sente citare è il fabbisogno minimo per non andare in carenza da sedentari — la soglia di sopravvivenza, non quella ottimale per chi si allena. Usarlo come bersaglio è come caricare il telefono al 20% perché «tecnicamente si accende».
E i reni?
La paura ha una storia sensata (in chi ha già una malattia renale, le proteine si controllano — ed è materia del medico) ma è stata estesa per contagio ai sani, dove i dati dicono altro: la meta-analisi sui trial disponibili non ha trovato differenze di funzione renale fra diete più e meno proteiche in persone sane.2 Se i tuoi reni sono a posto, la bistecca in più non li impensierisce; se non lo sono, il tuo riferimento è il nefrologo, non un articolo di un box.
Tre dettagli che valgono più del quarto frullato
La distribuzione aiuta, il totale comanda. Spalmare le proteine su 3–4 pasti con una porzione decente ciascuno è sensato; ossessionarsi sull’orario no — il conto che chiude la giornata è quello che conta (sulla leggenda dei 30 minuti post-WOD abbiamo scritto a parte).
Dopo i 50 il bersaglio sale, non scende. Con l’età il muscolo risponde meno allo stimolo proteico (resistenza anabolica): è uno dei motivi per cui gli anziani finiscono sistematicamente sotto il necessario proprio mentre la sarcopenia accelera. La parte alta del range, per gli over 50 che si allenano, è la scelta prudente.
In deficit calorico, ancora di più. Quando mangi meno per perdere grasso, le proteine alte sono l’assicurazione sul muscolo: il deficit deciderà quanto peso perdi, le proteine (e il bilanciere) decideranno di cosa è fatto quel peso. Il meccanismo completo è nell’articolo sul deficit calorico.
Il frullato, allora?
È cibo comodo, non magia: utile se con il cibo vero non arrivi al totale, superfluo se ci arrivi. Nella piramide delle priorità sta due piani sotto le cose che lo rendono utile: il totale giornaliero e l’allenamento che dà al muscolo un motivo per usarlo.
Fonti
Ogni studio citato è linkato: il numero porta alla scheda ufficiale della rivista o al DOI, così puoi controllare tu.
- Morton RW, Murphy KT, McKellar SR et al. A systematic review, meta-analysis and meta-regression of the effect of protein supplementation on resistance training-induced gains in muscle mass and strength in healthy adults. Br J Sports Med. 2018;52(6):376–384. DOI ↗
- Devries MC, Sithamparapillai A, Brimble KS et al. Changes in Kidney Function Do Not Differ between Healthy Adults Consuming Higher- Compared with Lower- or Normal-Protein Diets: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Nutr. 2018;148(11):1760–1775. DOI ↗
Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce il parere del medico. L’attività proposta è attività motoria e sportiva: non costituisce trattamento sanitario, terapia o riabilitazione e non sostituisce il parere del medico curante. È richiesto il certificato medico di idoneità all’attività sportiva non agonistica. I risultati sono individuali e variano in base al punto di partenza, alle condizioni di salute e alla costanza nel percorso.


